E A VERONA AMAVO UNA RAGAZZA

Classe 1901, Giuseppe Fortunato, mio nonno. 

Aveva un fratello gemello, ma lui, il nonno, non ebbe il privilegio di essere allattato dalla mamma. 

Contadino, boscaiolo, fu padre di 5 figli e grande lavoratore. 

Nel 39 partì per la seconda guerra mondiale, nella sciagurata campagna del Nord Africa conosciuta come guerra nel deserto.  

Ha combattuto in Libia, faceva parte di quel Regio Esercito forte nei numeri ma insufficientemente equipaggiato.  

Lui e chi come lui fu sbaragliato, strappato dalla propria vita civile e fatto soldato per una guerra assurda. 

Oggi per me è il  simbolo dell'articolo 11 della Costituzione italiana. 

In quel "ripudia la guerra" c'è tutto il mio l'orgoglio verso di lui, la riconoscenza eterna per poter assaporare ogni giorno la libertà. 

Ritornato dalla guerra, un grave infortunio sul lavoro mentre tagliava gli alberi ha fatto sì che perdesse una gamba. Operato alla stessa per ben nove volte, si è rimesso subito a lavorare. Partiva alle 3 di mattina per raggiungere il monte Cerviero e lì cucinare per gli operai del Consorzio. 

Era una persona espansiva e scherzosa, si faceva coccolare e quando si era in campagna a lavorare era solito preparare "il piattino" per i nipoti a merenda. Tagliava semplicemente pezzettini di pane e li accompagnava con del formaggio e salame. 

Nella casa dei nonni, in quella via San Michele di Mormanno hanno origine tutti i ricordi tramandati che mi legano alla famiglia di mio padre. Quando mio nonno è mancato io avevo pochi mesi. 

"Io lo chiamavo tata" così erano soliti chiamarlo i figli da bambini. I dialetti centro meridionali hanno conservato per molto tempo questa antica parola usata fin dai Romani per indicare il padre: 

"quando bevi e succhi il cibo e la pappa, i piccoli chiamano matrem mammam, patrem tatam". De liberis educandis di Terenzio Varrone primo secolo avanti Cristo. 

Questo termine tipico della società contadina ha lasciato il posto, per poi essere sostituito negli anni, al termine papà e babbo. 

Mio nonno aveva una bellissima voce dal timbro basso, caldo. Questo lo so perché mia madre fortunatamente ha conservato negli anni una music cassetta della quale parlerò tra un attimo. 

"E a Verona amavo una ragazza"  

Questo è il titolo della canzone che lui era solito cantare. 

Un canto della memoria, il quale fa riferimento alla vita militare. 

Parla di un soldato pronto alla partenza per un servizio di leva lungo 3 anni e della sua ragazza Angiolina in lacrime per questa separazione.  

Ho avuto modo di ascoltare per intero questa canzone grazie al Coro ANA di Milano.  

Loro hanno il merito di aver registrato e recuperato moltissimi canti popolari regionali che fanno parte del nostro patrimonio artistico e culturale, canti ai più ormai sconosciuti e dall'immenso fascino poetico nonché preziosissimi documenti musicali. 

Nel 74 e 75 tra Velletri e Firenze mio padre, Antonio Fortunato, studiava alla scuola di sottufficiali dell'Arma. 

Mia mamma gli aveva prestato un Compact cassette recorder della Magnetofoni Castelli modello 1005, che io conservo ancora oggi, in bella vista, nel mio studio recording ed è perfettamente funzionante.  

Facendo spesso spola tra scuola e casa approfittava di questi lunghi spostamenti per riascoltare in macchina gli appunti e nozioni​ ripresi con il registratore.  

Al suo rientro spesso lo lasciava agli amati nipoti, che lo aspettavano tutti riuniti nella casa dei nonni.  

L'utilizzo di questo registratore ha fatto sì che le voci dei miei cugini, dei miei zii, dei miei nonni, di mio padre siano conservate e ferme nel tempo grazie a quella cassetta. 

Nei ricordi la prima sensazione dopo l'ascolto è stata questa: "come sono felici, cantano e scherzano sempre".    

Negli ultimi secondi di questo audio c'è la voce di mio nonno che canta.  

E' un'intenzione voluta.  

Quello che vorrei, se ci riesco è lasciarvi con quel rimando di magia che provo ogni qual volta riascolto e ripenso a questa cassetta.  

Io sono solo il tramite di una bellissima storia lunga quasi 120 anni dalla nascita di mio nonno. 

Giuseppe Fortunato l’ultimo nipote e adesso suonerò con lui.